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L'illusione intelligente


Democrazie fragili, lavoro smaterializzato e il mondo ridisegnato dall’intelligenza artificiale


“Ci sono libri che non si limitano a interpretare il tempo che viviamo, ma lo interrogano. L’illusione intelligente è uno di questi. Luca Tomassini ci accompagna in un viaggio che attraversa le promesse e le contraddizioni della modernità digitale, mettendoci di fronte a una delle domande più urgenti del nostro tempo”


Giuseppe F. Italiano, 2026


Luca Tomassini
Luca Tomassini
Luca Tomassini
Luca Tomassini

Luca Tomassini

Viviamo in un’epoca in cui la promessa del progresso illimitato convive con l’inquietudine di nuove fragilità. La rivoluzione digitale, che sembrava destinata a liberarci, ha aperto scenari in cui le democrazie vacillano, il lavoro si smaterializza e il potere si concentra nelle mani di pochi.


L’intelligenza artificiale è l’emblema di questa ambivalenza: può curare malattie, affrontare crisi globali, ampliare conoscenze ma, al tempo stesso minaccia di sostituire mestieri, erodere diritti e ridurre l’essere umano a semplice dato.


L’illusione intelligente non è un libro contro la tecnologia, né un’ode ingenua al futuro. È un viaggio dentro le contraddizioni del nostro tempo, un invito a immaginare un nuovo patto tra innovazione e umanità, in cui il progresso si misuri non solo nella potenza delle macchine ma nella dignità delle persone.


Un appello lucido e appassionato a custodire l’umano nell’era dell’accelerazione, e a scegliere, insieme, un futuro che sia davvero nostro.


Oggi l’intelligenza artificiale rappresenta la frontiera più avanzata di questa domanda. È una tecnologia che non si limita più a eseguire, ma che comincia a interpretare; non solo accelera i processi, ma li ridefinisce. E proprio per questo chiede nuove forme di responsabilità e di governo. Non si tratta soltanto di “regolare” l’AI, ma di restituirle un orizzonte umano, una direzione etica e culturale che la radichi nella civiltà e non la lasci evolvere come una potenza autonoma.


Nel libro, la transizione digitale appare come un passaggio da un mondo di materia a un mondo di relazioni, in cui il lavoro, l’identità e la democrazia diventano più fragili perché meno ancorate a strutture stabili. È un’osservazione che chi si occupa di intelligenza artificiale deve prendere molto sul serio: la smaterializzazione del lavoro non è solo una questione economica, ma anche simbolica. Significa ridefinire il valore stesso dell’agire umano — ciò che resta “nostro” in un mondo in cui le macchine apprendono, scrivono, disegnano, e in qualche modo decidono. Qual è il senso dell'essere umani in un'epoca in cui le macchine agiscono con sempre maggiore autonomia?


Eppure, come suggerisce Tomassini, la tecnologia non è un destino: è una costruzione collettiva. La sfida non è contenere l’innovazione, ma trasformarla in cultura — fare in modo che la conoscenza, le istituzioni e la formazione diventino spazi di apprendimento condiviso tra umani e macchine. L’educazione, in questo senso, è il vero terreno politico del XXI secolo: perché solo educando al pensiero critico, alla complessità e alla cooperazione possiamo rendere le democrazie meno fragili e il lavoro più umano.


(dalla postfazione di Giuseppe F. Italiano)